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A volte ritornano…

Arriva sempre il giorno in cui ricomincio a scrivere; lo facevo quando scrivevo sulle pagine del mio diario, lo faccio ora con il blog. Mi concedo un tempo per scrivere, per raccogliere qualche idea ed elaborarla insieme alle emozioni ad esse connesse. Ascolto la genialità di Giovanni Allevi mentre le parole affiorano alla mente. L’anno lavorativo è iniziato già da un mese e direi intensamente come sempre; mi sembra di vivere la vita con uno spirito rinnovato. Lo scorso anno “scolastico” è stato molto faticoso, ma quest’anno sento di avere rinnovato la mia forza, di essere sulla via del recupero delle mie passioni. E’ sempre più vivo il desiderio e la necessità di tornare a danzare più di ogni altra cosa; ho voglia di rimpadronirmi di quei pezzetti di me che nel tempo mi sembra di avere perso. Ho voglia di riscoprire la bellezza delle piccole cose, che poi sono le più grandi. Vorrei non dare più per scontato nulla, ma apprezzare ogni attimo che la vita offre. Tornare a guardare alle cose con un sguardo curioso e attento. Voglio tornare a mettermi in ascolto, se mai lo sono stata. Mentre scrivo, ogni tanto mi fermo come se fossi ormai disabituata e avessi bisogno di tempo per tornare a fare fronte a ciò che vive dentro di me attraverso la scrittura. Un passo alla volta allora…

Il ritorno al blog

E’ molto arduo per me trovare il tempo e le energie per scrivere in questi ultimi mesi. A volte mi dà fastidio guardare lo schermo e così mi precludo anche la possibilità di leggere altri blog interessanti e aprire gli occhi al mondo esterno per mezzo di questo strumento. E’ un anno un po’ particolare per tutta una serie di motivi, ma ho avuto modo di conoscere diversi aspetti di me che prima non ascoltavo e soprattutto una forza che credevo di non possedere si è rivelata. Metto a nudo le mie emozioni dopo un tempo di controllo e difesa. Ancora fatico a portare a galla e doso ogni parola affinchè possa risultare piacevole alla lettura. Desidero lentamente tornare a cercare un equilibrio fra il dentro e il fuori attraverso quei mezzi a me familiari: la danza in primo luogo. Ho la sensazione di essere mente e non corpo, di non dare il giusto tempo all’espressione corporea. Mi accorgo di vagare con la mente e mi sembra di non seguire un ordine preciso in queto post. Non mi importa se la lettura all’occhio esterno può divenire incomprensibile, perché ora necessito di spaziare. Non c’è ordine in me in questo istante e vorrei che, con calma, questo caos non sia più per me generatore d’ansia e stress. Il vissuto del caos mi porterà probabilmente ad assaporare e coltivare le mie passioni che da sempre mi hanno animato.

 Il giornale “Cucina Naturale” offre sempre spunti per piatti meravigliosi. E’ una preparazione da leccarsi i baffi, per chi è ghiotto di zucca!

FACILE

Ingredienti per 4 persone:

  • 1 porro
  • 500g di polpa di zucca (meglio se mantovana)
  • 4 finocchi
  • olio
  • coriandolo
  • prezzemolo
  • aceto balsamico
  • sale

Dividete a metà un porro per il lungo, affettatelo finemente e rosolatelo con l’olio per 10 minuti circa a calore medio – basso.

Riducete a pezzetti la polpa di zucca e unitela al porro. Salate leggermente e cuocete a fuoco medio – basso per 25 minuti, bagnando con poca acqua se serve.

Nel frattempo mondate i finocchi dalle sommità barbose e dalla foglia esterna più dura e divideteli in spicchi. Tritate un cucchiaino di prezzemolo.

A fine cottura insaporite la zucca con una macinata abbondante di coriandolo e frullatela finemente per ottenere un composto cremoso e fluido, da allungare eventualmente con un poco d’acqua. Unite il prezzemolo e poco a ceto balsamico, salate e versate la crma al centro di 4 piattini. Circondatela con i finocchi crudi e servite.

Penne zucca e porcini

Direi che Daniele è decisamente più bravo di me nel cucinare i primi piatti. Questo è un piatto tipico autunnale e questo dimostra il tempo che ho a disposizione per scrivere sul blog! E’ una ricetta del giornale “La buona cucina con le zucche”.

FACILE

Preparazione: 20 minuti

Cottura: 50 minuti

Ingredienti per 4 persone:

  • 350 g di penne (o farfalle)
  • 300 g di zucca
  • 50 g di olio
  • 4 funghi porcini
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • 1 porro
  • 1 rametto di rosmarino
  • sale
  • pepe

Pulite la zucca eliminando i semi e la parte filamentosa. Tagliate la polpa a dadini. Pulite accuratamente i funghi con un panno inumidito e tagliateli a fette sottili.

Mondate e tritate la parte bianca del porro e soffriggetelo in una casseruola con l’olio; aggiungete i dadini di zucca, irrorateli con il vino e fatelo parzialmente evaporare. Unite due mestoli di acqua calda e proseguite la cottura per 40 minuti, fino a quando il liquido è completamente evaporato.

Aggiungete i funghi e lasciateli cuocere per 10 minuti circa. Salate, pepate e profumate con gli aghi di rosmarino.

Cuocete intanto la pasta e scolatela. Conditela poi con la preparazione di zucca e porcini. Servite subito in tavola.

Vino consigliato: Soave Calvarino Pieropan (Veneto)

Non sono mai stata capace di fare i muffin, nel senso che non mi sono mai venuti particolarmente bene. Ho scovato poi questa ricetta sul blog fiordizucca (il mio blog di cucina preferito) e li ho trovati deliziosi.

Ingredienti:

  • 180gr di farina,
  • 1 cucchiaio di lievito per dolci,
  •  3 uova (oppure le uova si possono sostituire con 1 cucchiaino di amido di mais + 2 cucchiai di acqua per ogni uovo),
  • 170gr di zucchero,
  • 150ml di olio vegetale o d’oliva,
  • 2 limoni non trattati,
  • 1 cucchiaio di semi di papavero,
  • 1 pizzico di sale

Scaldare il forno a 180 C. Lavare i limoni e grattugiare la scorza. Spremerli e mettere il succo da parte. In una terrina unire la farina, il lievito, le uova, lo zucchero, la scorza di limone e i semi di papavero.

Mescolate bene gli ingredienti poi aggiungete l’olio e il succo di limone.

Mescolate delicatamente e versate in stampini per muffin senza pero’ riempire fino all’orlo in modo che non si gonfino durante la cottura. Infornate per 45 minuti lasciate raffreddare e spolverate con zucchero a velo.

 

 

 

In un tempo in cui sembra essere obbligatorio produrre e “fare qualcosa”, è importante per me tornare a pensare ai concetti di “non-fare” e di “stare”. Si intende un “non-fare” e uno “stare” di qualità. Questa riflessione nasce nel momento in cui l’attenzione si sposta sulla qualità del relazionarsi con l’altro e soprattutto quando l’altro è il bambino. I motivi per cui ci si trova a volte a strafare o a sentirsi in obbligo di fare sono differenti. Abitare in una grande città innanzitutto (Milano è un’ottimo esempio!), dove la vita scorre velocemente e mai si ferma a prender fiato. Si sceglie spesso di correre per far fronte ai numerosi impegni che ci si è presi, perché il “non-fare” sembra essere un tempo passivo e di conseguenza negativo. Il “non-fare” assume, il più delle volte, le connotazioni di “stare con le mani in mano”, di “non essere capaci di fare qualcosa”, di “non avere la possibilità di mostrare quel che si sa fare”. Si ha quasi paura di non-fare, perché forse si ha il timore che si trasformi in un tempo vuoto (che vuoto poi non è assolutamente!). In una relazione con l’altro il non-fare è fondamentale; in esso sono incluse tutte le qualità dell’osservare, dell’ascoltare… dello STARE! Il bambino, a partire dalla nascita riceve un’infinità di stimoli; l’adulto si sente in dovere di far fare al bambino numerosissime esperienze o mille cose durante un’unica esperienza. I piccoli hanno un gran bisogno di sperimentare, ma occorre trovare l’equilibrio tra il fare e il non-fare. Il bambino cresce e impara anche in un tempo più lento. Un tempo in cui si ha la possibilità di assaporare ogni azione e le conseguenze di tali azioni; un tempo in cui si dà modo di fare evolvere l’azione, senza subentrare immediatamente con un nuovo stimolo. Si tratta anche di un tempo fatto di silenzio o di poche parole che accompagnano dolcemente una comunicazione passante attraverso il canale non verbale, per mezzo del movimento, del tocco, della vista, dell’olfatto, del gusto, dell’udito. Sarebbe importante darsi il permesso di stare con i bambini senza pretendere di arrivare a qualcosa di già definito a priori; imparare a gustare ogni attimo dell’incontro con l’altro e accompagnare il percorso di crescita per mezzo di un poco e semplice agire.

Domenica scorsa sono tornata da Tuscania (VT) dove ho terminato la frequenza del corso Idme per diventare Educatore dello Sviluppo del Movimento Infantile, organizzato dall’Associazione Leben. Mi manca la consegna di alcuni compiti e poi conseguirò finalmente il diploma. E’ stato un lungo percorso, anche se purtroppo in Italia il titolo, rilasciato da The School for Body-Mind Centering®, Massachusetts, USA, non è riconosciuto.

L’educatore Idme è una figura che accompagna il bambino e i suoi genitori nel processo di crescita. Egli sostiene e favorisce tutti quei movimenti che nascono e si sviluppano nel primo anno di vita e ancora prima nell’utero materno; tali movimenti costituiscono la base del muoversi nel mondo nel corso del tempo. Attraverso alcune esperienze di movimento, l’utilizzo di differenti materiali di gioco e un tocco appropriato, educatore, bambino e genitori iniziano un viaggio che porta alla consapevolezza di sé e degli altri e a vivere la relazione che l’individuo ha con se stesso e con il mondo che lo circonda.

“Altamente qualificato e innovativo, il programma IDME si basa sull’osservazione e sulla facilitazione di fondamentali pattern di movimento in neonati e bambini che si sviluppano normalmente. Oltre a individuare questi primi pattern, il programma insegna a riconoscere predilezioni percettive di neonati e bambini, e ad andare loro incontro interagendo e coinvolgendoli nella relazione attraverso il gioco, la cura e il contatto corporeo. Questo tipo di educazione al movimento ha lo scopo sia di dare sostegno al bambino nel suo percorso, affinché raggiunga un senso di agio e acquisti vigore, adattabilità e agilità, sia di evitare pattern di movimento restrittivi che impediscono il massimo sviluppo del suo potenziale.

Si tratta di un approccio soft, non invasivo, basato sullo stimolo più che sulla richiesta. È diretto e molto specifico, poiché si regola sulle caratteristiche individuali e peculiari di ciascun neonato e bambino, tenendo conto della sua curiosità, del suo interesse e della sua individualità nella relazione con l’educatore. Si focalizza sulla relazione ed è più incentrato sul bambino che non sull’assegnazione del compito da svolgere. Non intende né forzare, né imporre, bensì invita il bambino a interagire facendo leva sulla sua innata curiosità e sul suo interesse. Accoglie sempre il bambino nella sua interezza, includendo i genitori e la famiglia nel processo interattivo ed educativo.

La chiave per la trasformazione, dunque, non è tanto nel focalizzare l’attenzione su un problema eventualmente rilevato, quanto nel ricercare creativamente e sperimentare metodi che coinvolgano il bambino in modo globale. Cambiamenti di notevole entità sono possibili quando si va incontro al bambino come persona. Questo programma esplora modalità attraverso cui incontrare e coinvolgere quella specifica persona e quindi facilitarne il cambiamento”.

Barbabietole in agrodolce

FACILISSIMA

Preparazione: 20 minuti

Cottura: 5 minuti

Ingredienti per 4 persone:

  • 4 grosse barbabietole al forno
  • un cespo di insalata (lattuga cappuccio oppure lollo o spumiglia rossa)
  • un cipollotto
  • una mela rossa
  • un cestino di mirtilli
  • 3 cucchiai d’aceto di mele
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • sale

Sbucciate le barbabietole, tagliatele a rondelle spese, poi a tocchetti irregolari. Lavate l’insalata. Pulite il cipollotto e affettatelo a rondelle sottili. Lavate la mela, dividetela a quarti, eliminate il torso e tagliatela a dadini.

Scaldate in un pentolino l’olio tenendo tenendo la fiamma bassa, unite i mirtilli, l’aceto, lo zucchero e un pizzico di sale. Mescolate delicatamente la salsa e fatela cuocere a fuoco dolce ancora per circa 3 minuti.

Mescolate alle barbabietole i dadini di mela e il cipollotto e condite con la salsa agrodolce. Sistemate le barbabietole condite sulle foglie d’insalata e servite.

La ricetta è di “Sale e Pepe”.

Ingredienti per 4 persone:

  • 1 coniglio già pulito e tagliato a pezzi
  • 5 cucchiai di aceto bianco
  • 5 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 1 rametto di rosmarino
  • qualche foglia di salvia
  • 1 spicchio d’aglio
  • qualche bacca di ginepro
  • sale e pepe

Lavare e asciugare il rosmarino e la salvia, poi tritarli insieme all’aglio. In un’ampia insalatiera sbattere con una forchetta l’aceto con un poco di sale e pepe; emulsionarvi l’olio, quindi aggiungere il trito aromatico e le bacche di ginepro. Mettervi a marinare il coniglio per almeno 3 – 4 ore rigirandolo di tanto in tanto. Versare il tutto in un tegame e fare cuocere, coperto, a fuoco moderato per almeno un’ora. Togliere il coperchio, alzare un poco la fiamma e fare restringere l’intingolo. Servire ben caldo.

Adoro cucinare, e mangiare ovviamente, le carni bianche! E’ una ricetta semplicissima da fare; l’unico problemino è il tempo per marinare il coniglio (non so voi ma per me è difficile che sia in casa per 3 – 4 ore di seguito… a parte la notte!). Ho letto questa ricetta nel giornalino dell’Esselunga.

Palline saporite

FACILISSIMA

Ingredienti per 2 persone:

  • 150 g di ricotta
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 1 presa di noce moscata
  • 1 presa di sale
  • 1/2 bustina di zafferano in polvere
  • semi di papavero q.b.

In una ciotola amalgamare gli ingredienti ad eccezione dei semi di papavero. Con le mani inumidite formare delle palline, passarle nei semi di papavero e metterle in frigo fino al momento di servire.

Sono davvero gustose e molto facili da fare. E’ una ricetta presa da www.nuovaterrasrl.it

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